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Salami italiani: quali sono le differenze principali?

Una delle eccellenze italiane esportate in tutto il mondo, è il salame. Impariamo a conoscerne le varietà più importanti del Bel Paese

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Dal salame Felino IGP al salame Toscano, il salame è una delle grandi eccellenze italiane esportate in tutto il mondo. Ogni regione del Bel Paese declina la ricetta in base alla sua tradizione unica, creando varianti anche molto diverse per lo stesso, invidiatissimo prodotto. Quali sono le tipologie più diffuse di salame e, soprattutto, qual è la differenza tra una e l’altra?

Se al gusto non avrete dubbi, questa guida vi aiuterà a distinguere le tipologie di salame anche dall’aspetto, per portare a casa solo il prodotto più adatto al vostro palato.

Tipologie di salame italiano

Come già spiegato, la ricetta del salame varia di regione in regione, e il sapore può essere molto diverso in base agli ingredienti, il tipo di pasta (fine o grossa) e, naturalmente, la stagionatura. Anche la quantità di grasso dell’insaccato influisce molto sul sapore del salame.

Ecco alcuni dei salami più popolari della tradizione italiana e le caratteristiche che li contraddistinguono:

  • Salame felino: il salame felino IGP, o salame di Felino (PR), è un pregiato insaccato proveniente dal paese chiamato Felino, in provincia di Parma. La sua denominazione IGP fa sì che possa essere prodotto esclusivamente lì, e viene stagionato per quasi un mese affinché mantenga intatte le proprietà per cui è diventato così famoso.
  • Finocchiona: la finocchiona IGP è un salame tipico della Toscana dal sapore fresco e aromatico. Oltre ai classici ingredienti del salame, vengono aggiunti aglio e finocchio per un gusto più intenso e caratteristico.
  • Salame Milano: proveniente dalla Brianza, questo salame ha un diametro più ampio del salame tipico nostrano ed è prodotto con un mix di carne suina e bovina. In base al peso e alle dimensioni, la sua stagionatura può variare da 30 a 60 giorni. Di regola, la sua grana è fine.
  • Salame Piacentino DOP: come facilmente identificabile dal nome, questo salame viene prodotto nella provincia di Piacenza, con carne di maiali provenienti da Emilia-Romagna o Lombardia. La sua grana è grossa e i lardelli rosati in esso contenuti sono di dimensioni importanti. Sono proprio questi a rendere il suo sapore dolce e, al tempo stesso, avvolgente.
  • Salame di Norcia: prodotto tipico umbro, il salame di Norcia (anche detto norcino) è un salame rustico che viene prodotto con vari tagli di carne provenienti dal suino, come spalla, rifilature di coscia e pancetta. Viene stagionato in cantina per diversi mesi e presenta una grana media, oltre che un sapore intenso dato anche dall’aggiunta di vino agli ingredienti che lo rendono così buono.
  • Salame cacciatore o “alla cacciatora”: diffuso su tutto il suolo italiano, il cacciatore vanta origini molto antiche. Secondo la tradizione, infatti, esso costituiva il pasto dei cacciatori che lo custodivano nella bisaccia durante la caccia.  Il cacciatore, a volte erroneamente chiamato “cacciatorino”, è spesso confuso con tutti i salami di piccole dimensioni. Ha un sapore dolce e morbido, ed è solitamente ricco di proteine nobili.
  • Strolghino: tipico di Parma e Piacenza, lo strolghino è un salame di piccole dimensioni ottenuto dalla rifilatura del culatello e del fiocco di prosciutto di Parma DOP. Per questo, il suo sapore è pregiato e intenso. Di norma viene preparato a forma di ferro di cavallo e viene macinato fine. “Strolghino” viene dal dialetto “strolga”, ovvero “indovina”, e ai tempi veniva utilizzato per prevedere la qualità della stagionatura dell’anno che sarebbe arrivato.

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