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Il sakè: dal cuore del riso, un liquore puro e aromatico

Bevanda alcolica giapponese dalla tradizione antichissima, il sakè è tuttora poco conosciuto in Italia. Scopriamolo assieme!

Enoteche e vini

Il sakè è la bevanda alcolica giapponese per eccellenza. Da una tradizione antica, arriva sulle nostre tavole per stupirci con i suoi sapori raffinati. Iniziamo subito a conoscerlo meglio.

Una storia lunga come il suo processo di lavorazione

Il sakè nasce da un articolato processo di fermentazione del riso, indotto da un microrganismo, una specie di muffa di nome koji. Proprio per tale ragione, questa bevanda è spesso associata all’idea di vino o birra: nulla di più sbagliato! Stando alla ricetta del sakè, esso va considerato una bevanda alcolica con caratteristiche proprie.

In Giappone, fino a qualche tempo fa, il suo consumo era più associato a occasioni particolari, come cerimonie formali e matrimoni. Oggi, invece, l’uso di questo drink si è allargato. Si utilizza per accompagnare i pasti come fosse un vino e in cocktail rinfrescanti a base di succo di limone e yuzu.

La bevanda dell’immortalità o forse no

Ora che abbiamo chiarito cos’è il sakè, meritano qualche parola pure i suoi benefici (non sempre verificati dalla scienza). Infatti, a fare gioco a questa bevanda, vi è l’essere adottata dalla popolazione giapponese – una delle più longeve del mondo – come drink nazionale. Ma, a parte questo, non si può dire che tra le proprietà del sakè rientri quella dell’elisir di lunga vita.

Si tratta di un liquore mediamente alcolico che rilassa la mente ed esalta il sapore del cibo cui è associato. Fino a poco tempo fa, non poteva essere considerato nemmeno per un uso digestivo. Oggi, invece, la sua adozione europea ha portato alla nascita di mix gustosi e fruttati.

Come si serve il liquore nazionale giapponese

Proprio come per altri prodotti alcolici, non esiste un solo tipo di sakè. Ne esistono tipologie più delicate che si esaltano se servite fresche a una temperatura tra 7° e i 10°, sorseggiate nel masu (la tipica scatolina di legno di cedro). Ci sono, poi, prodotti che possono essere scaldati anche fino ai 40° – 50°. Questo processo, eseguito a bagnomaria, dà al sapore del sakè la possibilità di sviluppare una corposità piena, apprezzabile soprattutto durante pasti giapponesi ricchi. In passato, invece, servire del sakè caldo o quasi bollente, era un modo che il ristoratore utilizzava per mascherare una bassa qualità del prodotto o odori poco piacevoli.

Junmai Ginjo, Shochu, Umeshu: nomi e prezzi del liquore giapponese

Il prezzo del sakè risente delle caratteristiche finali del liquore, dovute alle diverse modalità di levigatura dei chicchi di riso. Il liquore giapponese, come una grappa, può essere stato sottoposto a processi di lavorazione più o meno artigianali. Per esempio, è sintomo di poca qualità l’aggiunta di alcol a parte. In generale, per una buona bottiglia di junmai ginjo si spendono non meno di trenta euro. L’umeshu, detto vino di prugne, è tra i più cari e arriva a costare anche sessanta euro per una bottiglia da 1,8 L.

La gradazione alcolica del sakè giapponese

Pur se di gran moda in alcuni contesti, il sakè resta una bevanda ancora misteriosa per molti dei consumatori italiani. Il suo colore trasparente trae in inganno facendo pensare a una grappa. In realtà, i gradi del sakè sono molto più bassi, aggirandosi in media tra i 15 e i 18 gradi di alcol.

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