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Quali sono gli stumenti musicali del jazz?

Il jazz è un genere molto apprezzato e con una grande tradizione. Ma quali sono gli strumenti musicali per suonare la musica jazz? Scopri qui tutto l'elenco

Strumenti musicali

Nato all’inizio del Ventesimo Secolo come evoluzione della musica composta dagli strumenti degli schiavi afroamericani, i quali componevano durante le estenuanti ore di lavoro nelle piantagioni, il jazz ha preso piede e non ha mai smesso di farci sognare. Pur essendo nato negli Stati Uniti d’America come improvvisazione e atto di liberazione dell’anima, adesso il jazz si gode una meritata fama internazionale e, soprattutto, i suoi adepti lo portano in gloria ovunque nel mondo.

Ma quali sono gli strumenti musicali più adatti per dedicarsi al jazz? Scoprilo insieme a noi grazie a questa guida.

Strumenti musicali del jazz: quali sono?

Il genere del jazz ha visto passare una pletora di strumenti musicali, solitamente accompagnati da una voce, la quale è arrivata per prima in assoluto. Il jazz ha poi consolidato la sua natura come genere “colto” negli anni ’70. E a quel punto la sola voce non bastava più: per arricchire questa musica ricca di anima, i musicisti hanno scelto pianoforte, chitarra e contrabbasso. Col tempo, si è arrivati a introdurre tromba, trombone, clarinetto, sassofono, flauto, vibrafono, organo, tastiere, violino, batteria e tantissimi altri strumenti a percussione – un processo di evoluzione lungo ed entusiasmante che ha portato alla creazione di un’arte autentica.

Pensiamo che solo nel 2012 è stata indetta la giornata ufficiale del jazz, fissata ogni 30 aprile dall’UNESCO, la quale vuole celebrare questo tripudio di cultura e unione musicale con concerti e riprese in televisione. Questa non è che la ciliegina sulla torta della dimostrazione che il jazz è un movimento di unione, e mai uno scontro. Sin dalle sue origini, che vi abbiamo raccontato all’inizio dell’articolo, il jazz si contamina, si improvvisa, si amalgama alle persone che gli danno vita. Nonostante le circostanze repressive e crudeli in cui è nato, il jazz è “meticcio”, è una musica di comunità, unione, condivisione, compromesso e abilità di comunicare. È in particolare grazie al jazz – e non solo – che nella mentalità della gente si è insinuata l’idea di una insospettata qualità che è partita dalla storia della musica per arrivare a tutto il resto. Non solo ritmo, dunque, ma anche individualismo, uguaglianza e dignità.

La nascita del jazz

Tutti quanti voglio fare il jazz”, dice la celebre canzoncina degli Aristogatti. E non è un caso. Il suo ritmo ti prende subito e ti fa volare via. Se inizialmente la sua natura era binaria, nata dalla coordinazione del suono con il lavoro ripetitivo e manuale a cui erano costretti, questo genere si è successivamente evoluto insinuandosi per le strade di Chicago, anche grazie al contributo di artisti come Louis Armstrong. Da lì all’Europa è stato un lampo: il jazz si è mescolato, evoluto, è cresciuto, ed è diventato uno stile commerciale anche grazie allo swing. Dal jazz, infatti, si sono sviluppati molti generi e sottogeneri tutti da scoprire. Prendiamo il blues, a 13 battute, e la canzone a 32 battute. Col tempo, il jazz ha incorporato il ragtime e la musica leggera, andando a trasformarsi nella favola che conosciamo oggi.

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