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Tatuaggi giapponesi: simbologia e significato

I tatuaggi giapponesi hanno una delle storie più antiche e affascinanti che ci siano al mondo: ecco come sono realizzati e il loro vero significato

Tatuaggi e piercing

La storia del tatuaggio giapponese è antica, complicata e ricca di significati a volte anche contrastanti tra loro. Disegnarsi indelebilmente un drago o una geisha sulla pelle non vuol dire avere un tatuaggio giapponese: per essere tale, infatti, questo deve essere realizzato mediante una tecnica speciale – detta tebori– e ricoprire la quasi totalità del corpo passando anche per le zone più dolorose per i tattoo. La parola per identificare questa tipologia di tatuaggio è “Irezumi”, che significa letteralmente “inserire inchiostro nero”.

Il tatuaggio Irezumi

Il tatuaggio Irezumi ricopre la parte superiore del corpo: spalle, petto e glutei devono diventare quasi un vestito per la persona che decide di optare per questo tipo di tatuaggio. Non è obbligatorio scegliere un solo soggetto: questi possono essere anche diversi ma armonici tra loro e – meglio ancora – raccontare una storia. Insomma, quello che si avrà sulla pelle non è solo un tatuaggio giapponese, ma un vero e proprio quadro. Per essere realmente tale, il tatuaggio giapponese deve essere realizzato con la tecnica tebori.

Niente macchinetta rotativa quindi: il disegno viene prima fatto a mano con un pennello direttamente sul corpo. L’inchiostro viene poi impresso con una stecca di bambù con alle estremità aghi in acciaio o titanio. È un metodo molto doloroso ma, secondo molti, migliore di quello con la macchinetta rotativa, dato che si possono realizzare gradazioni di colori simili a quelli che si ottengono in un tatuaggio watercolor, ma impensabili da ottenere tramite un attrezzo moderno. Chiaramente la tecnica tebori ha un procedimento molto lungo.

Per realizzare un tatuaggio giapponese con questo processo, infatti, possono volerci anche diversi anni. Se poi ci si rivolge a un maestro Hori – gli unici che sanno realmente come fare un Irezumi – i prezzi possono salire davvero molto, arrivando anche a 100mila euro. Ovviamente stiamo parlando di eccessi: se volete un tatuaggio giapponese realizzato da un normale professionista, il costo dipenderà dalla grandezza e dalle ore di lavoro.

La storia del tatuaggio giapponese

Il tatuaggio giapponese, come l’arte sacra dei tatuaggi polinesiani, ha origini molto antiche. Questo era realizzato già tra il 10.000 e il 300 A.C, poiché sono state trovate delle statuette appartenenti all’era Jomon che raffiguravano degli uomini con delle incisioni sul corpo. In seguito il tatuaggio ha assunto una valenza punitiva: era usato, infatti, per marchiare le persone che si macchiavano di reati. A queste veniva scritta in fronte la parola “cane”, così da essere riconoscibili tra la folla. In seguito alla diffusione del romanzo cinese “Suikoden”– ossia intorno al 1300 D. C. – il tatuaggio giapponese iniziò a diffondersi tra il popolo.

E fu proprio questo il momento in cui anche gli Yakuza– all’epoca meri giocatori d’azzardo – cominciarono a tatuarsi tutto il corpo. In ogni caso nella cultura giapponese i tatuaggi sono sempre stati legati al mondo della criminalità, ragion per cui all’inizio del 1900 furono anche vietati dal governo.
Nonostante il tatuaggio giapponese abbia una tradizione e una storia millenaria, nel paese del Sol Levante le persone che ce l’hanno sono mal viste. Questi, infatti, sono associati solo ed esclusivamente alla Yakuza – ossia la mafia giapponese– e le persone comuni non sono solite tatuarsi neanche un tattoo minimal molto piccolo. Il livello di rifiuto tra il popolo è così alto che è addirittura vietato l’ingresso nei luoghi pubblici alle persone che hanno tatuaggi sul corpo.

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