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L’arte sacra del tatuaggio polinesiano

I tatuaggi polinesiani hanno un’origine sacra e guerriera, tanto da essere accompagnati tra le tribù da un vero e proprio rituale

Tatuaggi e piercing

I tatuaggi polinesiani sono tra i più richiesti. Oggi sono effettuati con la normale macchinetta rotativa e, se comunque non sono una passeggiata a livello di dolore, questo non è niente paragonato a come venivano fatti in origine. Le tribù polinesiane, infatti, si coloravano la pelle usando gusci di tartaruga, ossa di uccello e bambù. Prima di inserire l’inchiostro tagliavano la pelle con questi strumenti: più tatuaggi si mostravano sul corpo, più virili e degni di rispetto si era all’interno del proprio clan.

Oggi a nessun negozio verrebbe in mente di tatuare con gusci di tartaruga (anche se esistono dei professionisti che tatuano con lo scalpello, strumento usato per fare principalmente i tatuaggi Maori) e il processo per fare un tattoo polinesiano è molto semplice, ma deve rispettare alcune regole base. Ossia essere stilizzato e completamente nero. A differenza di altri tattoo, come per esempi i tatuaggi watercolor, quello polinesiano non deve essere colorato, altrimenti perderebbe tutto il suo significato e sarebbe semplicemente un’altra cosa.

La storia dei tatuaggi polinesiani

La storia del tatuaggio polinesiano è tanto bella, quanto magica, al pari di quella dei tatuaggi thailandesi. Secondo la leggenda, questo nasce dal dio della creazione Ta’aroa, che avrebbe insegnato ai figli l’arte del tatuaggio. Per questo le tribù lo consideravano sacro, e nel momento in cui incidevano la pelle veniva effettuato un vero e proprio rituale religioso. Il processo era estremamente doloroso e chi lo superava con dignità era guardato con stima e rispetto da tutti.

A tatuarsi erano sia le donne sia gli uomini. Mentre però quest’ultimi potevano incidere qualsiasi parte del proprio corpo, le donne dovevano limitarsi a braccia, labbra, mani e mento. Più grandi erano i tatuaggi degli uomini più questi incutevano terrore presso le altre tribù, che capivano di trovarsi di fronte a veri e propri guerrieri. I tradizionali tatuaggi polinesiani indicavano luogo di nascita, stato sociale, obiettivi raggiunti e formavano anche amuleti contro gli spiriti maligni.

Il tatuaggio Maori

Diverso è invece il discorso per il Maori, che simboleggiava il passaggio dall’età infantile all’età adulta. In ogni caso, una persona non smetteva di tatuarsi appena diventata grande, ma continuava a incidersi la pelle per il resto della sua vita. Vero e proprio mezzo di comunicazione con il mondo circostante, il tatuaggio diceva tutto della persona che lo portava.

Certo, oggi il tatuaggio polinesiano va di moda, anche per merito del suo stile minimalista, e sono molte le persone che si disegnano indelebilmente la pelle senza conoscerne il significato. Ad esempio, sono in tanti a richiedere i famosi Maori. Questi erano considerati i tatuaggi dei guerrieri e, anche se appartengono alla categoria dei polinesiani, non rispettavano lo stesso procedimento dato che che non erano accompagnati a un rituale religioso.

I tatuaggi Maori più richiesti non sono solo quelli che coprono petto e braccio insieme. In tanti chiedono dei disegni anche di grandezza modesta come il sole o lo squalo. Partiamo da un assunto: i tatuaggi maori cambiano di significato a seconda delle isole. In generale però si può dire che il sole è simbolo di rinascita, ritorno, ciclicità ed eterno. È un disegno positivo, associato al concetto di energia. Stesso discorso per lo squalo, simbolo di coraggio, forza, energia e resistenza fisica.

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