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Sai come si calcola la purezza dei diamanti?

Se stai pensando di acquistare un diamante, è bene prima sapere a che cosa si va incontro e soprattutto conoscere come calcolarne la purezza

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Il diamante viene considerato, da sempre, come la pietra più importante della gioielleria non solo per il suo valore economico, ma anche per la sua caratteristica di rifrangere la luce in tanti riflessi cristallini e bagliori dal fascino incantevole. Non a caso, per la fatidica proposta di matrimonio si tende ancora a regalare un anello di diamanti. Per definire il costo e il pregio è necessario calcolare la purezza dei diamanti: ecco come bisogna procedere.

Come si calcola la purezza dei diamanti?

Quando si decide di acquistare un diamante, ovviamente bisogna essere certi di investire il proprio denaro in una pietra di qualità e di valore, per questo è importante rispondere alla domanda come si calcola la purezza dei diamanti.

Intanto con purezza si intende l’assenza di imperfezioni sia all’interno che all’esterno della pietra che ne potrebbero intaccare la limpidezza e l’omogeneità. Durante la formazione di un diamante infatti può succedere che rimangano dei piccoli minerali incastrati nella sua parte interiore, mentre la superficie esterna può presentare delle minuscole deformazioni, apparentemente impercettibili.

Infine bisogna anche scongiurare la presenza di piccoli graffi. Per calcolare l’effettiva purezza di un diamante esiste una scala che viene usata a livello internazionale come riferimento ed è stata elaborata dal Gemological Institute of America, conosciuta come GIA:

  • FL (Flawless) indica che il diamante è letteralmente perfetto;
  • IF (Internally Flawless) indica che è privo di imperfezioni al suo interno;
  • VVS (Very Very Slightly Included) indica che le inclusioni sono difficilmente visibili al microscopio e questa specifica categoria è suddivisa in due sottolivelli, VVS1 e VVS2;
  • VS (Very Slightly Included) indica la presenza di imperfezioni più marcate, che tuttavia non pregiudicano l’aspetto del diamante a occhio nudo con due sottocategorie VS1 e VS2;
  • SI (Slightly Included) indica le inclusioni talvolta visibili a occhio nudo e ha due sottocategorie SI1 e SI2;
  • I (Included) indica imperfezioni visibili a occhio nudo e, in certi casi, ne risente la trasparenza del diamante.

Verificare la purezza dei diamanti è fondamentale per decretare la sua effettiva qualità e il suo valore: ovviamente le naturali imperfezioni ne testimoniano la genuinità, ma se sono troppo visibili incidono negativamente sul suo valore commerciale. Un diamante con difetti esterni può comunque essere considerato quasi perfetto, mentre le inclusioni vengono considerate più severamente.

Di che cos’è fatto un diamante?

Le quattro caratteristiche principali con le quali vengono classificati i diamanti sono:

  • la purezza,
  • il colore,
  • il peso in carati,
  • il taglio.

Maggiore è la purezza del diamante, maggiore saranno anche la luminosità, il valore e la rarità della pietra. Questo incantevole prezioso è, a tutti gli effetti, un minerale e quindi si trova in natura: è composto totalmente da carbonio e ha la stessa composizione chimica della grafite ma, avendo una struttura cristallina molto più compatta, è anche più duro. Difficilmente gli esemplari rinvenuti sono abbastanza trasparenti e incolori per essere usati in gioielleria: per questo motivo e per via dell’elevata durezza del diamante, la maggior parte del materiale estratto viene utilizzato per scopi industriali.

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