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Carciofo romanesco: proprietà, benefici e ricette

Noto anche come mammola o cimarolo, il carciofo romanesco è il re della tavola nei mesi invernali. Senza spine e ricco di proprietà, si presta a mille ricette

Mangiare bene

Con l’arrivo dei mesi freddi l’orto perde i suoi colori accesi e la ricchezza dei suoi prodotti, ma non il gusto. È proprio durante la stagione invernale, infatti, che arrivano sulle tavole i carciofi e, tra di essi, la varietà tonda e senza spine: il carciofo romanesco. Chiamato anche mammola o cimarolo, si tratta di una verdura dal gusto caratteristico, delicato e solo leggermente amarognolo, che costituisce una fonte di ferro e presenta proprietà benefiche per l’organismo. In particolare questo ortaggio offre effetti depurativi e migliora la digestione, mantenendo al tempo stesso un buon apporto di fibre e un basso contenuto calorico.

Carciofo romanesco: il Re d’inverno al mercato

Il carciofo romanesco fa capolino sui banchi del mercato quando il freddo inizia a farsi sentire. Tra novembre e l’inizio della primavera è facile trovarlo, non solamente nell’Italia centrale e nelle zone di cui è caratteristico, ma anche nel resto del territorio nazionale. La produzione ha il suo picco verso febbraio, periodo in cui di conseguenza si riesce spesso a ottenere un prezzo migliore. Solitamente il carciofo viene venduto per numero di gambi, anziché al chilo. Una volta a casa, la cosa migliore è consumare le mammole freschissime, ma si conservano per qualche giorno se poste in un vaso pieno d’acqua, come se si trattasse di un mazzo di fiori recisi.

Ottimo alla giudia

Tipico della cucina laziale, il carciofo romanesco è ingrediente imprescindibile per la preparazione di uno dei piatti classici della Capitale, ovvero i carciofi alla giudia. Questa ricetta che si rifà alla tradizione della comunità ebraica romana prevede che gli ortaggi vengano privati delle foglie esterne più dure e della parte terminale del gambo e poi fritti due volte in olio d’oliva. Con l’accorgimento, al secondo passaggio, di porli a testa in giù nella padella esercitando una leggera pressione, in modo che si aprano e prendano la forma di un fiore. Appartiene non di meno alla cultura culinaria laziale la preparazione dei carciofi alla romana, che richiede la cottura dolce in tegame, anche in questo in caso a testa in giù, con un trito di aglio e menta a insaporire il cuore della mammola.

Carciofo romanesco: adatto in tante ricette

Ma il carciofo romanesco, in tutte le sue varietà, è utilizzato con gusto e versatilità in diverse parti d’Italia. Servito nelle insalate o come contorno, l’abbinamento con le uova è un classico, anche se la sua forma caratteristica lo rende adatto ugualmente ad essere servito ripieno. I cimaroli si prestano bene, inoltre, per la preparazione di primi piatti corposi, andando ad arricchire risotti e lasagne. Per chi ama il loro gusto delicato, una volta fatti a pezzetti e preparati in padella possono diventare persino un raffinato ripieno per le crespelle, in abbinamento a un formaggio filante o cremoso. Unico accorgimento valido per qualunque utilizzo che la fantasia suggerisca: una volta tagliato, è bene mettere il carciofo romanesco a bagno in acqua e succo di limone per qualche minuto prima di iniziare la preparazione della ricetta. In questo modo si evita che la superficie annerisca.

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