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Riserva, Classico, Superiore: perché parliamo di vini pregiati?

Riserva, Superiore, Cru, Classico: leggere le etichette dei vini pregiati per capirne le caratteristiche non è sempre facile, cerchiamo quindi di fare chiarezza

Enoteche e vini

L’Italia è un Paese di amanti dei buoni vini e infatti vini pregiati italiani vengono esportati oggi in ogni dove. Tutti gli amanti del vino sanno riconoscere un buon vino da un altro meno buono, ma non sempre si sa esattamente la differenza fra le diverse tipologie della bevanda. Leggendo le etichette infatti vi sono moltissime diciture di cui di fatto non si conosce il significato, anche se caratterizzano i vini pregiati.

Chi consuma abitualmente vino e lo compra nelle enoteche sarebbe invece importante che conoscesse la diversa terminologia, anche per capire che cosa sta comprando. I vini riserva hanno prezzi, per esempio, più alti rispetto a un classico vino e per questo meglio capire in che cosa si sta investendo. Comprendere la terminologia enologica non è impossibile e non serve essere sommelier per capire le diversità.

Cosa significano nell’etichetta i termini classico, riserva e superiore?

Quando ci si ritrova in mano una buona (o presunta tale) bottiglia di vino, anche costosa magari, è importante comprendere e motivare il prezzo che ha. Le etichette però riportano diciture che non a tutti sono chiare, vediamo quindi di fare luce su tutti quei termini che definiscono i vini pregiati. Cosa significa nell’etichetta il termine classico? Riserva? E Superiore? Queste diciture possono dire molto sul vino dentro alla bottiglia, anche prima di stapparla e assaggiarla.

Riserva

Quando su una bottiglia troviamo la dicitura “riserva” allora sappiamo che all’interno c’è un vino pregiato che ha già qualche anno. Il termine viene adottato esclusivamente per i vini DOC e DOCG, cioè quelli prodotti con standard determinati stabiliti dalle norme UE. Questi prodotti vengono affinati per un periodo più lungo, superiore rispetto a quello previsto normalmente dalla denominazione. Il vino è quindi di solito più corposo al palato e ha anche un grado alcolico maggiore (di solito 1-2% in più rispetto alla versione base tratta dalle medesime uve). Nella maggior parte dei casi le uve con cui sono realizzati i migliori vini italiani Riserva proviene da vigneti preziosi, a basse rese e quindi di maggiore qualità.

È bene sottolineare che non sempre i vini invecchiati riportano comunque sempre questa menzione, perché non è un obbligo, ma è chiaro che di solito una cantina la riporta volentieri perché è una caratteristica di pregio. In sostanza quindi, riassumendo, i vini riserva hanno un significato di pregio che ne sottolinea:

  • l’invecchiamento per più anni rispetto al base
  • un maggiore affinamento
  • una gradazione alcolica maggiore

La conseguenza è che i vini riserva e i vini extra affinati, come i vini da meditazione, hanno prezzi maggiori.

Superiore e Classico

Su alcune bottiglie può esserci scritto invece “superiore”, un’altra menzione che tuttavia non c’è dappertutto perché non obbligatoria, anche se chi può ovviamente la mette in etichetta. La menzione “Superiore” nel vino (nei DOC e DOCG) viene normalmente attribuita a prodotti che sono stati fatti seguendo disciplinari precisi. Di norma questo tipo di vino ha un grado alcolico maggiore rispetto a vini “base”.

Quando su un’etichetta di vino c’è scritto che è un Classico, è bene sapere che non si fa riferimento a una caratteristica propria della bevanda, ma perlopiù a una zona di provenienza. Ci sono luoghi e regioni vinicole che sono comunemente riconosciute (o si autodefiniscono tali) aree storiche di provenienza di un determinato tipo di vino. Un esempio è l’area che circoscrive Firenze e Siena che è nota come la zona del Chianti Classico. I vini provenienti da altre zone non vuol dire siano meno buone, ovviamente ma non sono prodotti tipici.

Sempre una definizione geografica, come “classico” è il termine “cru”, riportato sui vini pregiati, che delimita un territorio, anche molto più ridotto, di provenienza di un certo vino.

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