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Morbo di Parkinson: quali sono le cause e come si manifesta?

Il Morbo di Parkinson colpisce il 3x1000 della popolazione mondiale, per lo più uomini. Vediamo come si manifesta, quali sono le cause e come intervenire

Medicina specialistica

Oggi parliamo del Morbo di Parkinson, una malattia neurodegenerativa che colpisce il 3 x 1000 della popolazione mondiale. La malattia compromette alcune cellule nervose situate in varie parti del cervello e determina, tra gli altri sintomi, forti difficoltà motorie.

Morbo di Parkinson: che cos’è?

Scoperta nel 1817 da William Keys James Parkinson, un medico chirurgo di Londra, che diventò medico per seguire la carriera del padre e che inizialmente identificava la patologia chiamandola Paralisi Agitante.

Il morbo di Parkinson fa parte di una serie di patologie chiamate “Disordini del movimento” ed è caratterizzata dalla lenta, ma progressiva degenerazione dei neuroni che controllano le funzioni del movimento e dell’equilibrio, oltre ad essere una malattia miotonica.

La malattia è presente in tutto il mondo e colpisce in percentuale leggermente maggiore gli uomini rispetto alle donne. La fascia d’età maggiore in cui si sviluppa è quella tra i 58 e i 60 anni, ma esiste una percentuale del 5% di pazienti colpiti tra i 21 e i 40 anni e, in questo caso, si parla di malattia di Parkinson giovanile. Sotto i 20 anni è molto rara e l’1-2% viene colpito dopo i 60 anni, un 3-5% viene colpito oltre gli 85 anni.

Morbo di Parkinson: come si manifesta?

La malattia si annida nelle parti più profonde del cervello, chiamate gangli della base (nuclei caudato, putamen e pallido) che vengono in parte impiegate per le funzioni motorie. Il Parkison si manifesta con il calare della produzione di dopamina, dovuto alla deteriorazione dei neuroni nell’area, identificata come Sostanza Nera.

Nel momento di esordio della malattia la perdita cellulare è già intorno al 60%. Nella zona dal midollo al cervello compaiono anche accumuli di una proteina chiamata alfa-nucleina, che viene individuata come il possibile trasmettitore della malattia (ancora in fase di studio).

La durata del periodo pre-clinico, cioè quello tra l’inizio della degenerazione e il disturbo motorio non è ancora stata individuata, ma alcuni studi parlano di un periodo di 5 anni.

Sintomi del Morbo di Parkinson

Quali sono i sintomi iniziali per riconoscere il Parkinson e quali aree interessano.

  • Tremore a riposo: si può osservare quando il paziente non sta compiendo nessun movimento ed è più visibile in una parte del corpo (ad esempio una mano). Il tremore consiste in 5-6 movimenti al secondo ed è evidente anche quando il soggetto cammina. Un altro tipo di tremore è quello interno, cioè quando la sensazione viene avvertita, ma non è visibile.
  • Rigidità: può essere il primo sintomo che viene riscontrato e spesso si localizza solo in un lato del corpo. Può manifestarsi agli arti, al collo e al tronco. Per questo è fondamentale rafforzare il tono dei muscoli e conservare le funzioni motorie, ad esempio, con sedute di crioterapia.
  • Lentezza nei movimenti: si divide in brandicinesia, che è appunto la lentezza nell’eseguire un movimento e in acinesia, che è la difficoltà nell’iniziare un movimento.
  • Disturbo dell’equilibrio: tra i sintomi finali che si manifestano nel decorso della malattia, è dovuto a una riduzione degli assi di raddrizzamento, per cui viene meno la capacità dell’individuo di correggere la postura.

Cure della malattia di Parkinson

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa da cui non si guarisce. Per questo motivo, è importante rivolgersi fin da subito a un neurologo di fiducia che possa vagliare la situazione fin dai primi sintomi iniziali e prescrivere i farmaci più adeguati alla condizione del paziente in modo da migliorarne la qualità della vita.

Ad oggi, le terapie sono per lo più farmacologiche. Si potrebbe pensare che ingerendo della dopamina, dato che il morbo di Parkinson nasce dalla carenza di questo neurotrasmettitore, venga tutto risolto, ma purtroppo non è così. La dopamina pura non può arrivare al cervello perché non supera la barriera emato-encefalica. Motivo per il quale, ai pazienti affetti da Parkinson vengono somministrati dei precursori della dopamina che sono in grado, invece, di raggiungere il cervello e svolgere l’attività terapeutica necessaria. I farmaci vanno prescritti da un medico e la posologia va tassativamente rispettata per non incorrere in spiacevoli conseguenze ed effetti collaterali come allucinazioni, confusione, alterazioni della memoria.

Di Parkinson si muore?

La risposta è no. Le moderne terapie farmacologiche e un intervento repentino nella cura della malattia consentono ai malati di Parkinson un’aspettativa di vita pari a coloro che non ne sono affetti. Tuttavia, è importante tenere sotto controllo la disfagia, tra le prime cause di morte indiretta nei malati di Parkinson. Le difficoltà di deglutizione che si manifestano nei pazienti affetti da questa malattia possono condurre al soffocamento, per cui, anche in questo caso, è bene rivolgersi al neurologo per l’assunzione di farmaci dedicati che possano se non risolvere, almeno limitare il problema.

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