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Dipendenza da videogiochi: ecco come riconoscerla e curarla

La dipendenza da videogiochi non è un disturbo da trascurare, ma una vera e propria malattia mentale. Ecco come comportarsi per affrontare la situazione con un adolescente che ne è affetto

Mente e psicologia

Gaming disorder”: è questo il nome con cui l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) ha inserito la dipendenza da videogiochi tra le patologie psichiatriche. Perché è di questo che si tratta, secondo gli esperti: una malattia mentale, parte di quell’International Classification of Diseases che contiene oltre 55.000 patologie “ufficiali”. Dunque, è molto importante riconoscerla e intervenire se il pc da gaming di tuo figlio non è solo un passatempo, ma diventa un pericoloso rifugio.

Alterazione dell’umore, cefalea, ansia: i sintomi più comuni

Ma quali sono i sintomi della dipendenza da videogiochi? Come capire se chi ci sta accanto – a cominciare magari da nostro figlio – ne soffre? Descritta come “una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita”, la dipendenza da videogiochi è una malattia a tutti gli effetti, con sintomi riconoscibili e la necessità di una terapia.

La manifestazione più evidente è la centralità che i videogiochi assumono: i pensieri, le emozioni e la persona di chi ne soffre sono tutti (o quasi) rivolti al gioco. Altri sintomi della dipendenza da videogiochi sono l’alterazione dell’umore – che si manifesta con un’alternanza tra stati d’euforia e d’eccitazione nel momento del gioco, e stati d’apatia quando si è lontani dalla consolle (o dal pc) – e il fatto che, quando non riesce a giocare, la persona entra in un vero e proprio stato d’astinenza, fatto di cattivo umore e d’irritabilità.

Chi soffre di dipendenza da videogiochi entra in un circolo vizioso: più gioca, più vorrebbe farlo. Le sue relazioni interpersonali vengono compromesse, può vivere conflitti a scuola o sul posto di lavoro. Ma ci sono anche sintomatologie più gravi, che si traducono a livello fisico: cefalee, attacchi epilettici, ansia, depressione, perdita d’appetito, dimagrimento eccessivo

Cosa fare per la dipendenza da videogiochi, dunque? Innanzitutto, prenderne coscienza. E sapere che – ad essere colpiti – sono soprattutto i ragazzi tra i 12 ai 16 anni, che spesso non praticano sport e che sono spaventati dal confronto coi loro coetanei. Aiutarli, tuttavia, è possibile.

Curare la dipendenza dai videogiochi è possibile: ecco come

La terapia per la dipendenza da videogiochi dipende molto dalla gravità della situazione psicologica del giocatore. La prima cosa da fare, soprattutto da parte di mamma e papà, è adottare un po’ di buonsenso, e far ragionare il proprio figlio: stabilire insieme la durata del gioco, togliere i videogiochi dalla camera da letto, scegliere un gioco e giocare insieme a lui.

Ma, soprattutto, la migliore terapia per la dipendenza da videogiochi è offrire un’alternativa al giocatore, provando a coinvolgerlo in attività da fare insieme: una passeggiata, un film, un concerto, un pomeriggio alla riscoperta di una passione che per il gioco ha trascurato. Anche perché, trattandosi di una vera e propria malattia mentale, può avere conseguenze serie: peggioramento della qualità del sonno e delle relazioni coi coetanei, aggressività, irascibilità.

A chi rivolgersi per la dipendenza dei videogiochi, però, se da soli non siamo in grado di risolvere il problema? Se nei Paesi asiatici è sceso in campo il Governo ( in Cina impedisce l’uso dei videogiochi da mezzanotte alle 6, mentre il colosso Internet Cina Tencent ha bloccato ai minori l’accesso ai giochi in determinate fasce orari), da noi esistono appositi centri: il primo ambulatorio in Italia sulla Dipendenza da Internet è nato nel 2009, e nel 2016 è strato trasformato nel Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicologia del Web, all’interno della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma.

Oppure, per uscire dalla dipendenza dei videogiochi, ci si può anche semplicemente rivolgere a uno psicologo, che ci guidi in questo delicato percorso e che aiuti il giocatore – innanzitutto – a prendere coscienza del suo problema per poi accompagnarlo verso la guarigione naturale.

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