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Dieta chetogenica: cos'è e come funziona

La dieta chetogenica si basa sulla riduzione o sull'eliminazione degli zuccheri per un breve periodo di tempo. Vediamo cos'è e a chi affidarsi per ottenere risultati efficaci.

Dieta e benessere

La dieta chetogenica cos’è? Si tratta di una strategia alimentare che prevede la riduzione o l’eliminazione totale degli zuccheri per un ridotto periodo di tempo, obbligando l’organismo a produrre in autonomia il glucosio per la sopravvivenza e favorendo il consumo dei grassi presenti nel tessuto adiposo, attraverso l’elaborazione nel fegato dei corpi chetoni (beta-idrossibutirrato, acido acetacetico, acetone).

Per la sua azione fisiologica a livello del sistema nervoso centrale tale regime alimentare è indicato per i soggetti che soffrono di epilessia resistente ai farmaci e di cefalee croniche. Secondo recenti studi la dieta chetogenica potrebbe rivelarsi utile anche in caso di patologie neurodegenerative (Parkinson, Alzheimer).

Inoltre, gli esperti dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), sostengono che la dieta chetogenica per dimagrire è indicata anche nei casi di obesità grave o refrattaria, nonché nei soggetti affetti da diabete di tipo 2, fegato grasso e sindrome metabolica.

Dieta chetogenica come funziona

La dieta chetogenica viene effettuata, generalmente, a cicli di 3 o 4 settimane ed il calo di peso auspicabile è di 1-2 chili a settimana. Il regime alimentare, nonostante sia caratterizzato da regole fisse come per le altre diete (come quella dissociata o la dieta dello sportivo), deve tenere conto delle esigenze peculiari dei pazienti. In linea di massima è possibile consumare dai 30 ai 50 grammi di carboidrati nell’arco di una giornata.

La quota massima viene riservata, solitamente, ai soggetti di sesso maschile, che presentano una corporatura robusta. L’apporto proteico giornaliero consigliato, invece, è di 1 grammo per chilo di peso corporeo, mentre quello lipidico varia dai 15 ai 30 grammi, sempre nell’arco di un’intera giornata.

Infine, le calorie totali previste al giorno sono circa 600-800, alle quali devono essere sommate quelle generate dalla sintesi dei corpi chetoni, che prevedono un alto contenuto energetico. In caso di dieta chetogenica i risultati, nella maggior parte dei casi, non tardano ad arrivare, soprattutto qualora vengano rispettate tutte le indicazioni e non vengano attuati sgarri.

Cosa mangiare e cosa no

La dieta chetogenica prevede il consumo di tutte le proteine animali, per cui uova, carne e pesce. Invece, sono da dimenticare alimenti, come zucchero, pasta, pane, carboidrati, legumi, frutta, latte e tutte le verdure di colore rosso e arancione.

La dieta chetogenica presenta controindicazioni?

Per quanto riguarda la dieta chetogenica le controindicazioni sono dovute principalmente agli alti livelli di corpi chetoni presenti nel sangue, che portano all’aumento della filtrazione renale e della diuresi, causando disidratazione e sovraccarico dei reni. Inoltre, possono causare ipoglicemia ed ipotensione.

In alcuni casi, a 2-3 giorni dall’inizio della dieta chetogenica si manifesta la cosiddetta Keto-influenza, che è dovuta alla difficoltà dell’organismo di adattarsi al nuovo regime alimentare e comporta: mal di testa, vertigini, affaticamento, nausea ed irritabilità. Tuttavia, nei soggetti più sensibili si possono verificare anche svenimenti.

É importante sottolineare che è stato riscontrato che chi si sottopone a questa strategia nutrizionale ha una maggiore tendenza ad avvertire crampi muscolari, infiammazione del nervo sciatico, a soffrire di stipsi e ad avvertire palpitazioni cardiache. A ciò si aggiunge che, a seguito dell’incremento della neoglucogenesi, il carico del fegato tende ad aumentare, e in caso di attività fisica intensa si verifica il catabolismo muscolare.

Infine, bisogna dire che è una dieta sbilanciata, poiché limita l’assunzione di alcuni nutrienti fondamentali, per tale ragione non può essere effettuata in autonomia, ma è necessaria la supervisione di uno specialista, e non deve essere attuata dai diabetici di tipo 1, dalle donne gravide o in fase di allattamento, dai soggetti malnutriti affetti da disturbi del comportamento alimentare (DCA) e da chi soffre di patologie renali o epatiche.

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