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Che cos'è davvero l'empatia?

L’eccesso o la mancanza non vanno mai bene. Ecco quello che c’è da sapere sull'empatia e come gestirla per immedesimarsi nell’altro senza lasciarti travolgere

Mente e psicologia

Saper riconoscere lo stato d’animo di chi ci è vicino e percepirne i cambiamenti dimostrano empatia. È la capacità di “mettersi nei panni dell’altro”, cogliendo le sue emozioni e i pensieri. Una persona empatica che sa entrare in sintonia con un amico e non solo, persino con un conoscente. Chi sa immedesimarsi, spesso sa anche analizzare le situazioni e aiutare l’altro ad affrontarle, specie in caso di sbalzi umorali o ciclotimia. E tutto questo, il più delle volte, non c’entra con l’attitudine affettiva personale.

La persona empatica va oltre le sue valutazioni, di simpatia oppure antipatia. I giudizi morali sono il più delle volte lasciati da parte, così come le preoccupazioni e i pensieri personali. Per essere empatico, però, prima di tutto bisogna saper lavorare su se stessi. In che modo? Soffermandosi a capire le proprie emozioni e solo dopo distinguere quelle degli altri. Senza una vera e propria analisi introspettiva, infatti, non è possibile capire davvero la persona con la quale si comunica. Ma che cosa comporta l’eccesso o la mancanza di empatia e da dove proviene? Ecco tutto quello che c’è da sapere per riconoscerla.

Che cos’è l’empatia?

L’empatia è un termine che si usa fin dall’antichità. Già perché i primi a saperla distinguere sono stati i Greci, dopodiché intorno a questo concetto sono nate tante teorie. Una delle più importanti è quella di Martin Hoffman, uno psichiatra clinico che ha studiato il fenomeno e ha rilevato come l’empatia nasca proprio nei primi giorni di vita del bambino. Ma che cos’è davvero?

È la capacità di sapersi subito immedesimare nell’altro e allo stesso tempo senza lasciarsi coinvolgere del tutto. Ad esempio, si può avvertire la tristezza di una persona, ma senza farsi prendere dalla disperazione.

Quali sono le tipologie dell’empatia

L’empatia non è solo una forma di conoscenza – più o meno approfondita di se stessi e dell’altro –, ma anche un processo cognitivo, al pari di una depressione reattiva post-trauma. Di che cosa si tratta? In altre parole è un’abilità che si possiede – o meno – e si avverte soprattutto a partire dall’adolescenza. Ci sono diverse tipologie dell’empatia. Più o meno sviluppata o repressa. Ma da cosa dipende e perché si ha un eccesso oppure una mancanza? Ci sono due aspetti: uno positivo – cioè l’abilità di essere empatici – e l’altro negativo, non riuscire a immedesimarsi nell’altro.

Da cosa dipendono l’eccesso o la mancanza di empatia?

Chi ha un’empatia sviluppata in eccesso non sa gestire al meglio le sue emozioni e quelle dell’altra persona. Il risultato? Finisce con il preoccuparsi troppo del proprio conoscente o amico, trascurando se stesso. Le persone che soffrono di un eccesso di empatia possono anche essere soggette a problemi di identità, disturbi della personalità o fobia sociale. A volte serve persino una terapia per “guarire”.

Ci sono poi persone che non sanno proprio entrare in empatia con l’altro così non avvertono le emozioni. E per di più non accettano gli errori né si interessano di mettersi nei panni altrui.

L’empatia, insomma, è una dote ma bisogna saperla coltivare e gestire senza lasciarsi coinvolgere del tutto per analizzare con lucidità le situazioni.

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