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Bullismo: cosa dice la psicologia dello sviluppo

In questo articolo potrai approfondire maggiormente qual è la psicologia che intercorre tra il bullo e la vittima. E a chi potersi rivolgere per prevenire il bullismo

Mente e psicologia

Purtroppo il bullismo tra i giovani e i giovanissimi è sempre di più in espansione. In Italia, secondo l’Istat, il bullismo si sta diffondendo in modo allarmante: un ragazzino su due ne sarebbe vittima, soprattutto nella fascia d’età compresa fra gli 11 e i 17 anni. Ma cosa è il bullismo e quali sono i segnali che ci aiutano a conoscerlo? Per gli psicologi si tratta di una vera e propria emergenza, che può essere combattuta in alcuni modi a partire dall’intervento a scuola.

Che cosa si intende per bullismo

Negli ultimi anni la psicologia dello sviluppo si è interessata molto allo studio del bullismo, quale fenomeno di deviazione relazionale tra pari. Con il termine bullismo s’intende un comportamento aggressivo ripetitivo nei confronti delle persone considerate incapaci di difendersi. Generalmente, i ruoli del bullismo sono ben definiti: da una parte c’è il bullo, colui che si comporta in maniera violenta a livello fisico, verbale e/o psicologico e dall’altra parte la vittima, colui che invece subisce tali atteggiamenti.

Il periodo più critico è quello fra gli 11 e i 13 anni: l’età delle scuole medie. La sofferenza psicologica e l’esclusione sociale vengono sperimentate spesso da bambini e adolescenti che, senza sceglierlo, si trovano a ricoprire il ruolo della vittima subendo ripetute vessazioni da coloro che invece rivestono il ruolo di bullo. Tra i comportamenti violenti che caratterizzano il bullismo ci sono: offese, parolacce e insulti, derisione per l’aspetto fisico e/o per il modo di parlare, diffamazione, esclusione per le proprie opinioni, aggressioni fisiche. Ma che cosa fare in caso di bullismo?

Le caratteristiche psicologiche del bullo e della vittima

Saperne di più sulla psicologia del bullo e della vittima, può aiutare a capire meglio i nostri figli nella difficile età in cui si relazionano con i loro coetanei. A differenza delle vittime, i bulli risultano spesso essere caratterizzati da un’alta autostima. La personalità del bullo è molto legata ad una positiva percezione di sé stessi. Sono solitamente più popolari e si mostrano spesso superiori e potenti. Si tratta di bambini o ragazzini che si mostrano aggressivi verso i coetanei, verso gli insegnanti ed anche i genitori.

Le vittime prescelte sia maschi che femmine, risultano essere spesso riservati, timorosi e sensibili. Se molestati tendono a non reagire, hanno scarsa autostima e un’immagine negativa di sé. A scuola spesso vivono una condizione di solitudine e marginalità sociale. Gli atteggiamenti vessatori aumentano di conseguenza l’ansia, l’insicurezza e la bassa autostima. Negli atti di bullismo c’è spesso un’asimmetria tra vittima e carnefice nell’uso della forza fisica.

Un aiuto dagli psicologi

Secondo alcuni psicologi, all’origine del bullismo non c’è violenza, ma una componente forte di cattiveria che include il denigrare l’altro e farsi gioco della sua debolezza per sentirsi forti. Il bullo costruisce un senso di potere personale sulle spalle della debolezza provocata negli altri. E in realtà nasconde grande insicurezza e fragilità. Il dialogo a partire dall’ambiente familiare rappresenta la strategia vincente. Il ruolo dello psicoterapeuta è aiutare il genitore nel valorizzare il rapporto con il figlio dandogli attenzione e non limitandosi solo a colpevolizzarlo.

Il ruolo dello psicologo è molto importante per la vittima di bullismo, per offrire uno spazio di ascolto e accoglienza del disagio, utile anche a trovare la forza per uscire dal ruolo passivo che alimenta il circuito, cercando di lavorare sulle sue abilità sociali e sulla sua autostima, evitando anche l’insorgere di patologie future come quella della fobia sociale. Ma, come si dice, prevenire è meglio che curare. È fondamentale individuare in maniera tempestiva i disagi prima che possano favorire lo sviluppo di sindromi psicologiche e per evitare, dunque, tutte le conseguenze nefaste del bullismo che condizioneranno la crescita e lo sviluppo del minore.

Secondo molti esperti, sarebbe necessaria l’attuazione di un programma di prevenzione del bullismo a scuola, attraverso la valutazione del disagio giovanile e dei fattori di rischio individuali, familiari e ambientali, che potrebbero generare comportamenti violenti.

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