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Antibiotici: quando servono e come prenderli correttamente

Gli antibiotici a volte sono davvero indispensabili: ecco quando e come prenderli nella maniera corretta

In farmacia

Demonizzati, bistrattati e malvisti: gli antibiotici sono gli eroi che non meritiamo, ma di cui abbiamo un estremo bisogno per combattere molte patologie che non potrebbero essere trattate in altro modo, quando non prevenute con gli integratori per aumentare le difese immunitarie.

In questo articolo cercheremo di capire perché l’antibiotico, in quest’ultimo periodo, ha subito un calo di popolarità e che cos’è la tanto temuta “farmacoresistenza” di cui si sente tanto parlare in giro.

Che cos’è un antibiotico?

L’antibiotico è un farmaco che può essere somministrato esclusivamente previa prescrizione di un medico. Si tratta di una medicina “una tantum” che viene utilizzata per combattere tutte le malattie provocate dai batteri.

Otiti, tonsilliti, cistiti, infiammazioni al cavo orale o stati febbrili provocati da gonfiore e infezione: l’antibiotico combatte i microrganismi unicellulari patogeni eliminandoli, e impedendo loro di riprodursi nell’organismo.

Esistono molte tipologie di antibiotico, le quali normalmente vengono classificate in sei gruppi differenti:

  • penicilline,
  • cefalosporine,
  • aminoglicosidi,
  • tetracicline,
  • macrolidi,
  • fluorochinoloni.

La scelta del giusto antibiotico viene effettuata da un medico competente che ha diagnosticato la malattia e sa quale antibiotico risulta più efficace per una determinata patologia.

Antibiotico: per quanti giorni

I cicli antibiotici non sono da prendere alla leggera. Quando il dottore prescrive una settimana di antibiotici (di regola, l’antibiotico viene venduto nel quantitativo giusto per un adulto), occorre rispettarla anche se dopo 2 giorni si comincia a stare bene. La lunghezza media di un trattamento antibiotico, in generale, varia in base alle specifiche necessità ma dovrebbe sempre essere rispettata alla lettera.

La corretta assunzione dell’antibiotico è fondamentale perché esso possa eliminare con successo (e in maniera completa) i batteri nel nostro corpo. Sospendendo la cura quando non la si è ancora terminata, non diamo abbastanza tempo al farmaco di debellare tutti i responsabili dell’infiammazione, la quale imparerà a difendersi dal principio (farmacoresistenza) e, in caso di nuova insorgenza, risulterà più resistente all’antibiotico – se non addirittura immune.

Anche l’orario di assunzione non va trascurato: bisogna prendere l’antibiotico ogni giorno, alla stessa ora e senza sforare di più di un’ora dalla posologia indicata dal medico.

Effetti collaterali degli antibiotici

Come tutti i farmaci, anche gli antibiotici possono sviluppare degli effetti collaterali lievi o moderati, per questo molti preferiscono ricorrere ad antibiotici naturali come l’echinacea. Tra i sintomi più comuni dell’assunzione di un antibiotico ci sono la nausea, vomito, mal di stomaco e diarrea.

Spesso infatti l’assunzione dell’antibiotico viene associata a quella di un gastroprotettore che protegge le pareti dello stomaco. Per ridurre questi effetti collaterali, il medico può prescrivere anche una cura a base di fermenti lattici.

La sovrainfezione è un altro effetto collaterale provocato dagli antibiotici: essa si verifica quando all’infezione batterica se ne sovrappone un’altra. Un esempio pratico è la candida, una complicanza frequente durante l’assunzione di antibiotici.

Antibiotici e sovradosaggio

Com’è essenziale non usare gli antibiotici per meno del tempo richiesto, è altrettanto fondamentale evitare di assumere l’antibiotico più del tempo prescritto dal medico. Usare queste medicine quando non è necessario è un abuso che può rendere i batteri più resistenti al farmaco, il quale diventerà completamente inefficace la prossima volta che si manifesterà l’infezione batterica.

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