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Comprare pesce buono: ecco come riconoscerlo a prima vista

Comprare del pesce buono è importante per la salute, ma non sempre facile: ecco come regolarsi nella scelta finalizzata all'acquisto

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Nessuno sa resistere a un piatto di pesce buono o di sushi e sashimi, ma acquistarlo non è affatto facile: ecco come imparare a non lasciarsi imbrogliare in pescheria.

Sono poche le persone che sanno resistere al gusto di un piatto di pesce buono, ma acquistare questo tipo di ingredienti non è affatto facile. Spesso, a causa dell’inesperienza e della buona fede, si finisce per rimanere vittima di imbrogli, comprando materie prima di scarsa qualità: ecco alcuni segreti per non lasciarsi imbrogliare al momento dell’acquisto e riconoscere il pesce fresco in pescheria.

Pesce buono: guida all’acquisto

Quando si entra in una pescheria, non sempre si possiedono le conoscenze sufficienti per distinguere un tipo di prodotto da un altro o per comprendere la differenza tra pesce pescato e allevato. Niente paura, basta seguire una serie di consigli per mettersi al riparo da eventuali fregature.

Ecco 10 segreti per comprare del pesce buono.

La prima cosa da notare, quando si entra in una pescheria, è se nel banco del pesce è prevista una separazione tra i molluschi e gli altri prodotti della pesca. In questo modo si garantisce al cliente il massimo livello igienico-sanitario e le condizioni ottimali di conservazione dei diversi prodotti.

La seconda cosa importante riguarda la presenza, sul banco, di un letto di ghiaccio sul quale deve essere disposto il pescato. Questo aspetto garantisce il mantenimento delle temperature di conservazione che sono prossime a 0°C. Il pesce di buona qualità ha un odore che è un misto di salsedine, mare e iodio, mentre odori acri o ammoniacali sono sintomo di cattiva qualità; le branchie del pesce devono avere un colore rosso vivo, sintomo di freschezza. Più i giorni passano e più il colore diventa opaco e l’odore da neutro diventa acre.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è l’occhio del pesce: la cornea infatti non deve perdere la convessità, cosa che accade invece quando il pesce non è più fresco. Inoltre, la colorazione della pupilla deve essere nera e non grigia. Non bisogna mai avere paura di chiedere al venditore di mostrare se la carne è soda: premendo con un dito non dovrebbe restare alcuna impronta e questo è sintomo di freschezza e qualità indispensabile soprattutto quando lo si deve consumare crudo come nel caso del sushi.

Un’altra cosa da non dimenticare mai è la lettura del cartellino del prodotto: dal 2014 sono aumentate le informazioni obbligatorie, aiutando quindi il consumatore a cogliere tutte le caratteristiche del prodotto. Un altro fattore determinante della “freschezza” del prodotto è la lucentezza che caratterizza la sua superficie; questa caratteristica dipende dal muco cutaneo che viene prodotto in modo naturale dal pesce prima di essere pescato. Il pesce che è stato scongelato e messo sul banco, o peggio ancora quello ormai “vecchio” perde la lucentezza, la superficie diventa opaca e indipendentemente dal colore originario, tende a spegnersi.

La qualità del prodotto viene intuita anche dal suo prezzo. Bisogna diffidare infatti da offerte speciali sul pesce fresco: spesso si tratta di bufale in quanto il pescato vecchio deve essere smaltito. Infine, un altro elemento di riconoscimento del pesce buono, riguarda il momento della cottura. Se si tratta di pesce fresco, la quantità di liquido che rilascia nella pentola sarà molto abbondante e il motivo è facilmente intuibile: il pesce vecchio invece rimane asciutto, si sfilaccia e la sua superficie si riempie di crepe, a causa della disidratazione. Se lo si consuma crudo invece occorre fare attenzione che sia abbattuto nel mondo corretto.

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